arth1n1

articolo da “psiche” del 09/11/2009

ispirata dalla pandemia H1N1..
vorrei presentarmi a tutti voi iniziando con il raccontarvi una storiella sulla quale vale la pena riflettere un po’…
“c’era una volta, in india, un pellegrino che stava percorrendo la via che conduceva alla città santa, dove si sarebbe svolto un raduno spirituale.
lungo il cammino incontrò il signor colera, a cui chiese il motivo del suo pellegrinaggio. il signor colera gli rispose che aveva il compito di prelevare 500 anime e che non c’era un luogo migliore per svolgere al meglio il suo compito: il raduno richiamava milioni di fedeli, che
accampandosi ovunque ed a stretto contatto tra loro, considerando anche le scarse condizioni igieniche in quelle circostanze, creavano i
presupposti ideali per un’epidemia.
il pellegrino seppe infatti di un’epidemia di colera durante i giorni del raduno ma aveva anche sentito che erano morte 1500 persone.
sulla via del ritorno, laddove aveva incontrato il signor colera, ripensò alla loro conversazione e che se avesse potuto rincontrarlo
gli avrebbe chiesto come mai avesse poi deciso di prelevare un numero maggiore di anime.
in quell’istante apparve il signor colera a cui il pellegrino rivolse la domanda. il signor colera prontamente rispose che lui aveva prelevato, così come gli era stato chiesto, 500 anime.. ma che nella città santa aveva incontrato anche la signora paura, e che ci aveva pensato lei a prelevare le altre 1000 anime”.

morale: la paura fa molti più danni dell’oggetto della paura.

ora, non siamo in india, abbiamo debellato il colera e viviamo in condizioni igieniche assolutamente dignitose.

però abbiamo ancora un brutto rapporto con la paura.
e questo complica tutto: la paura ha effetti collaterali sul nostro sistema immunitario che lo rendono meno efficace, quindi più vulnerabile… e ciò di conseguenza aumenta notevolmente l’eventualità del contagio.
problema: se abbiamo paura di ammalarci, ed oltre una certa soglia è quella stessa paura che abbassa l’efficacia del nostro sistema
immunitario rendendoci più vulnerabili al contagio, come ne usciamo?

la paura ridotta alla sua funzione è propedeutica: ci aiuta a mantenerci svegli, vigili e attenti… e, in talune circostanze è più che mai fondamentale esserlo! è lecito non volersi ammalare.. ma se stiamo bene e ci atteniamo a  comportamenti corretti non possiamo poi vivere nella paura del
contagio ed a causa di questo, chiuderci in casa con tre mandate per evitare che ciò accada… questa è paura che prende il sopravvento:  allora non è più una compagna di viaggio che aiuta a mantenerci svegli, vigili e attenti ma un carceriere che ci impedisce di vivere serenamente la vita.
non è una questione di essere più o meno fatalisti, ma di prestare attenzione pur accettando il rischio come parte integrante della vita  stessa.
quindi evitare di frequentare luoghi ad alto rischio, a maggior ragione se abbiamo già problematiche di salute che possano essere complicate dall’influenza, risulta un comportamento ragionevole, quanto rivolgerci in ospedale nel caso in cui quest’eventualità dovesse verificarsi; isolarsi o affollare gli ospedali per un’influenza che è si, molto contagiosa, ma rimane di fatto un’ influenza stagionale, è cedere alla paura. e solo noi abbiamo il potere di scegliere che funzione attribuirgli. quindi attenzione!

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